Associazione Italiana Professionisti e Manager del Turismo

Il futuro del 2.0: ci sarà?

E se noi utenti smettessimo di caricare contenuti su internet? Mentre buona parte dei tecnici continua la propria entusiastica galoppata verso le nuove ere della rete, dal 2.0 ai più fantascientifici 3.0 e 4.0, sembra crescere anche la schiera degli scettici.

Tra questi, merita attenzione quanto recentemente scritto da Luigi Proserpio, associate professor di organizzazione presso il Dipartimento di management della Bocconi.

Secondo Proserpio sono quattro le variabili che potrebbero determinare la fine degli user generated content. Innanzitutto la bassa visibilità della maggior parte dei contenuti genera un certa frustrazione da parte di chi ha investito tempo ed energie a caricare i propri file. È insomma frustrante esserci ma non interessare a nessuno.

In secondo luogo l’algoritmo di Google continua a privilegiare i siti istituzionali a svantaggio di contenuti più informali e questo crea difficoltà a trovare urg.

Poi c’è il problema della digital reputation: “se le persone autodanneggiano la propria identità digitale, poi è difficile rimettere assieme i pezzi. Si rischia di avere una cura dell’identità digitale molto più bassa di quella fisica e questo impatta anche sui contesti di lavoro, aprendo il privato ai colleghi. Il dileggio diventa permanente se memorizzato nei social network”, scrive Proserpio.

Infine anche i social network non sembrano così interessanti come all’inizio. Utilizzare Facebook per le prime volte, con un numero sufficiente di amici, dona una sensazione positiva di realtà aumentata. Dopo qualche mese può diventare luogo noioso per la quantità di informazioni generate dagli utenti e per la ripetitività delle stesse. Il ‘Facebook suicide’ è piuttosto frequente di questi tempi, perchè l’applicazione non riesce più a generare un’atmosfera calda, coinvolgente ed attrattiva.

CategoriePostato in Notizie
DataPostato il 2 febbraio, 2010

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