Low cost.. big business
Mentre le grandi compagnie aeree hanno perso quasi cinque miliardi di dollari di fatturato per il 2009, le low cost continuano la loro marcia trionfale nei cuori e nei portafogli dei turisti.
Con un paio di distinguo, però. Prima di tutto sopravvivono solo le più forti, prime fra tutte Ryanair e Easyjet, che hanno saputo costruire una rete di collegamenti ad alto potenziale di crescita. In secondo luogo tale crescita non ha coinvolto tutte le destinazioni, ma solo quelle che hanno saputo costruire partnership forti con le compagnie low cost stesse. Ne è un ottimo esempio Wind Jet, che dalle proprie basi di Catania, Palermo e Forlì ormai serve un network di rotte domestiche e internazionali che prima erano del tutto scoperte.
L’Italia d’altronde in questo settore non se la cava affatto male. Se infatti per il 2009 la crescita maggiore si è registrata sulla Spagna, il nostro paese si è piazzato al terzo posto a livello europeo dopo Gran Gretagna e Germania. Secondo gli ultimi dati del Certet, il Centro di economia dei trasporti e del turismo dell’Università Bocconi, nell’estate 2009 circa il 50% dei posti aerei è stato offerto da questa tipologia di vettori, contro il 38% delle compagnie di linea, l’8% delle regionali e il 4% dei charter.

E nell’immediato futuro dovrebbe andare molto meglio. Se infatti Alitalia prevede per il 2010 una diminuzione del 23% dei propri passeggeri, Ryanair è convinta di diventare il primo vettore del paese, mentre Easyjet aumenterà le destinazioni e le frequenze lungo tutta la penisola.
Davvero interessante anche l’iniziativa “La città fuori rotta” che ha lo scopo di promuovere località, ristoranti, attività e tutto quello che in genere non è segnalato dalle guide turistiche.
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Postato il 15 gennaio, 2010


