sostenibilità e competitività
Ha senso parlare di sostenibilità in piena crisi?
Nel nostro paese sono ancora in molti a pensare che quando gli affari non vanno bene, non è il caso di andare troppo per il sottile: qualsiasi cosa per aumentare gli arrivi, anche a scapito dell’ambiente.
Eppure da anni ormai si rincorrono studi e riflessioni di senso contrario. La sostenibilità insomma può essere un fattore di competitività.
Tra i documenti più importanti vale certamente la pena di ricordare il rapporto “Travel&Tourism Competitiveness 2008” prodotto dal World Economic Forum, nel quale risulta che Svizzera, Austria e Germania sono i paesi più competitivi del turismo globale anche, e in maniera sostanziale, grazie alle politiche nazionali adottate in materia di sviluppo sostenibile e tutela delle risorse ambientali. Parallelamente ai dati prodotti, risultano interessanti le nuove scelte metodologiche adottate nel corso dell’ultimo per la determinazione dell’Indice di Competitività del Turismo (TTCI): all’interno dell’Indice il criterio “ambientale” è stato valutato non più solo sotto l’aspetto legale-normativo, ma considerando anche le dimensioni economiche. Sono poi state separate le risorse naturali da quelle culturali, prima considerate unitamente. In questo modo oggi è più facile capire se il patrimonio ambientale di un paese, e il suo stato di conservazione e valorizzazione, è un elemento di forza o debolezza della competitività turistica.
Ricordiamo che il TTCI misura i fattori e le politiche in grado di rendere attrattivo lo sviluppo del turismo in un determinato paese. È composto da 14 variabili e da esse è possibile effettuare analisi comparative settoriali e generali tra i 130 paesi analizzati.“Questo report intende costituire una piattaforma di dialogo tra tutti gli stakeholder nazionali e internazionali di ogni destinazione paese, perché oggi la competitività non dipende più soltanto da processi di sviluppo guidati dai governi, ma è il risultato di un complesso di azioni bilaterali tra i settori pubblico e privato”, ha commentato il presidente del World Travel Tourism Council J.C. Baumgarten.
L’Italia risulta 21° in questa particolare classifica. I fattori che incidono negativamente sono la frammentazione dell’offerta, la policy governativa poco incisiva, le infrastrutture e la politica ambientale. Anche il livello dei prezzi è piuttosto elevato se confrontato ad altri competitors.
Più di recente, l’autorevole organizzazione non governativa Ethical Travel ha stilato il consueto rapporto sulle destinazioni più responsabili del mondo, dove dell’Italia non solo non c’è traccia, ma invece è citata nel comunicato di presentazione come una delle destinazioni di massa, implicitamente agli antipodi di quelle più virtuose.
Le variabili su cui si basa il lavoro di Ethical Travel sono la tutela ambientale, il coinvolgimento delle comunità locali, il valore culturale dell’offerta turistica. Elementi, questi, che secondo gli autori andranno a costituire il vero vantaggio competitivo per il turismo del futuro. Ancora una volta insomma, la sostenibilità è vista come un elemento di lungimiranza commerciale, non solo di sensibilità socio-ambientale.
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Postato il 4 gennaio, 2010


