Associazione Italiana Professionisti e Manager del Turismo

I social media hanno cambiato il significato del brand?

David D’Allessandro, CEO di John Hancock, nel suo testo Brand Warfare definisce in questo modo il brand: “Il brand è ciòche pensa il consumatore quando sente il nome di un’azienda. Grazie alla rivoluzione dell’informazione, quel pensiero, oggi, include qualunque diceria che circoli su internet.”

La crescita dei social media e dell’importanza della voce del consumatore non hanno cambiato il significato e il valore del brand, anche se, questi fattori, insieme alla recente recessione, hanno avuto un impatto significativo sulla popolarità dei brand e sul loro processo di creazione.
Molti manager di destinazioni turistiche, resort e attrazioni hanno risposto a queste nuove congiunture modificando sostanzialmente il core della strategia di marketing e comunicazione. Se un tempo la ricerca andava nella direzione della creazione di una connessione emozionale, oggi il tentativo è di apprendere come comunicare di più spendendo di meno. I budget sono sempre più ridotti e inadeguati e, allo stesso tempo, è necessario sostituire le cose che funzionavano con quelle che funzionano.

I social media, in questo senso, possono costituire una nuova opportunità per gli addetti ai lavori. Se è vero che Facebook, Twitter e gli altri non sono luoghi virtuali adatti alla vendita, ciò non significa che le destinazioni non possano valorizzare la loro presenza su questi siti in un’ottica di brand. Per quanto riguarda Facebook, ad esempio, gli account di destinazione possono essere utilizzati per fare sondaggi, lanciare eventi e conoscere le esperienze di viaggio degli ospiti. La creazione di gruppi tematici, ad esempio riferiti a specifiche motivazioni di vacanza, possono essere ulteriori strumenti per rintracciare clienti potenziali ed invitarli a diventare fan della destinazione.

La brand value di una destinazione turistica, oggi, si costruisce anche sui social media. E, tornando all’esiguità dei budget, l’utilizzo strategico ed intelligente di questi canali può rivelarsi anche economicamente vantaggioso.

CategoriePostato in Notizie
DataPostato il 26 febbraio, 2010

Commenti

La BIT di Milano ed il Summit del marketing e della comunicazione turistica: un grande successo di pubblico

Dal 18 al 21 febbraio Milano ha ospitato la BIT, Borsa Internazionale del Turismo, un appuntamento arrivato ormai alla trentesima edizione.

Ad una prima analisi il bilancio della manifestazione è stato sicuramente positivo, almeno stando ai numeri. Infatti, rispetto allo scorso anno, i visitatori sono aumentati del 6%; un dato incoraggiante, soprattutto in tempo di crisi.

Uno degli eventi di maggiore successo della manifestazione è stato proprio il Summit del marketing e della comunicazione del turismo nato dalla volontà di AIPMT in stretta collaborazione con la Trentino School of Management di aprire il dibattito su uno degli aspetti più spinosi del Destination Management.

Il tema trattato ha incontrato i favori del pubblico al punto tale che la sala scelta per ospitare l’evento era piena – oltre 350 persone hanno partecipato al dibattito – e molte persone hanno assistito al convegno stando assiepati sulla porta.

Il panel di relatori era costituito dai massimi esperti di marketing e comunicazione a livello nazionale e da numerosi esponenti delle istituzioni responsabili per lo sviluppo delle politiche turistiche di diverse regioni.

Il Summit ha riguardato due mezze giornate: il venerdì pomeriggio – giornata ancora interamente dedicata agli operatori -, partendo da un’attenta analisi del panorama attuale, sono state prese in esame le nuove strategie e le nuove tecniche del marketing e della comunicazione turistica. Il focus principale ha riguardato – e non poteva essere altrimenti – l’importanza del web 2.0 e dei social network, ma si è sottolineato ancora una volta la necessità di adottare un’adeguata strategia di marketing basata sul giusto mix di strumenti offline ed online.

La parola chiave di questa prima giornata – “attrarre”-  sta a significare un inversione di rotta rispetto al passato, un cambio radicale dei modi e dei tempi di fare comunicazione turistica.

Il turista o il consumatore in generale, tende a fidarsi sempre meno dei media tradizionali, soprattutto oggi che la tecnologia ha reso possibile la creazione di vere e proprie comunità online che consentono agli individui di comunicare, confrontarsi e giudicare prodotti e servizi. La disintermediazione del business, avvenuta in maniera ancora più evidente nel settore turistico, ha sbilanciato i tradizionali equilibri tra venditore e consumatore conferendo a quest’ultimo un potere molto maggiore rispetto al passato.

Grande affluenza di pubblico tra gli stand della Borsa Internazionale del Turismo a Milano

Sabato, invece, sono stati presi in considerazione i nuovi strumenti della comunicazione turistica: l’importanza del branding e del suo posizionamento, il ruolo delle pubbliche relazioni e dei rapporti con i media, il contatto con il cliente e l’uso dei blog.

Volendo trarre delle conclusioni, l’esperienza del Summit ha messo in luce la necessità di adeguare gli strumenti della comunicazione turistica alle esigenze emergenti, senza tuttavia per questo rinnegare e trascurare i canali e gli strumenti classici. Inoltre, è emerso con forza che senza un adeguato prodotto turistico la comunicazione ed il marketing sono meri strumenti svuotati di significato.

CategoriePostato in Notizie
DataPostato il 24 febbraio, 2010

Commenti

Per un nuovo Turismo Responsabile

L’innovazione turistica passa anche attraverso nuove forme di responsabilità sociale d’impresa?

Una risposta positiva a questa domanda la vuole dare il premio Turismo Responsabile Italiano, istituito da L’Agenzia di Viaggi, ospitato il prossimo sabato 20 febbraio il V Forum per il Turismo Sostenibile di Skal International Italia.

Una forma di turismo “che sviluppa un nuovo modello che combina il business con la tutela del territorio; è totalmente trasversale e parte dagli aspetti naturalistici. Una nuova cultura imprenditoriale può cambiare il nostro modo di vivere e di viaggiare.” Dice Enrico Ducrot di Viaggi dell’Elefante, primo tour operator italiano a far parte di Travelife, organizzazzione che supporta la preparazione e la divulgazione del Turismo Responsabile.

Nell’intervista rilasciata a L’Agenzia di Viaggi Ducrot dice diverse cose di grande interesse. La prima riguarda una scelta strategica di fondo, cioè che il turismo responsabile non solo tutela le regioni in cui opera, ma anche le ragioni del turista: siamo insomma di fronte ad un valore aggiunto della fruizione di una destinazione.

Altro elemento da tenere presente è la volontà di calare il prodotto di turismo responsabile nei canali tradizionali, come quello delle adv, emancipandolo quindi da canali informali nei quali è rimasto fino ad oggi.

vai all’intervista

CategoriePostato in Notizie
DataPostato il 18 febbraio, 2010

Commenti

Digital e physical brand per il successo della marca Italia: un’intervista a Massimo Fabbro

Diamo la parola a Massimo Fabbro, Co – founder e Managing Partner di Crea International, azienda leader nel physical brand design. Massimo interverrà al Summit del Marketing e della Comunicazione Turistica con un contributo sul destination branding.
Per maggiori informazioni e per ascoltare l’intervista visita le news di Crea International.
Nel Country Brand Index 2009 l’Italia figura al sesto posto, perdendo due posizioni rispetto all’anno precedente. Come si spiega questa debolezza del brand Italia, considerando che lo stesso indice colloca il nostro paese al primo posto per l’offerta turistica?
Quello che manca all’Italia è una vera strategia di brand. Non è un paradosso pensare ad un paese come l’Italia che è al primo posto mondiale per offerta turistica, offerta culturale e qualità della vita, ma è calante nelle strategie di destinazione. I turisti per venire in Italia devono conoscere la destinazione a priori. Brand significa qualificare l’offerta e renderla riconoscibile. Se noi ci mettiamo dal punto di vista della domanda, il nostro paese è conosciuto solo da chi lo visita, ma chi non è in Italia del nostro paese ha solo una vaga percezione.
Un altro punto di vista da cui leggere questo dato è la competizione delle destinazioni emergenti, molto dinamiche nella loro crescita e nella loro comunicazione. Si pensi alla Cina, all’India o al Medio Oriente: in questi paesi ci sono località completamente sconosciute oppure completamente artificiali, che però vengono costruite secondo logiche di brand. L’Italia non ha un problema di contenuti, ha un grave problema di comunicazione. Crediamo che la nostra unicità sia automaticamente percepita dal resto del mondo, ma non è detto che sia così.
Ha incontrato, nella sua esperienza professionale, qualche caso di successo di destinazioni italiane che hanno adottato innovative strategie di branding?
Non si può dire che in Italia ci siano casi eccellenti. Sono stati fatti passi avanti sulla comunicazione, ma non si sono adottate vere strategie di branding. Il brand è più facile costruirlo dal niente, come nel caso di Dubai. Un’identità così ricca come quella italiana è difficile da “brandizzare”. Il problema più grosso è un problema di scelta: ogni destinazione ha talmente tanti elementi di qualità che, paradossalmente, non riesce a farne venire fuori uno. La tendenza è a comunicare tutti gli elementi dell’offerta. Fare branding, invece, significa comunicare un solo determinato sistema distintivo di valori. Nel mondo corporate, dove c’è iper competizione, il brand è diventato un elemento strategico essenziale per differenziare il proprio prodotto. Anche il turismo deve incominciare a pensare ai propri prodotti come non intrinsecamente unici.
E all’estero esistono casi eccellenti di destination branding, magari in territori complessi, dove è difficile fare sintesi attorno a singoli elementi valoriali?
Un bellissimo caso di branding è Las Vegas. È un esempio di come sia possibile costruire una distintività senza avere veri punti di forza: è talmente eccessivo che diventa interessante. Un’altra destinazione molto forte da questo punto di vista è il Gran Canyon degli Stati Uniti, che negli ultimi anni ha lavorato moltissimo sulla costruzione di un proprio brand.
Quali sono le soluzioni che Crea International propone per il design del brand turistico e verso quali direzioni evolverà la comunicazione turistica nei prossimi anni?
Posto che si sia capito che il brand è un tema strategico per il turismo, bisogna chiedersi quali sono gli strumenti più adeguati. L’errore che il mondo del turismo può fare in questo momento è percorrere strade obsolete. Nella comunicazione assistiamo ad una crisi dei mezzi più tradizionali, come TV e radio, e a questi mezzi sono affiancati da strumenti di comunicazione molto più complessi, legati alla comunicazione digitale. Occorre avere un approccio in linea con queste nuove tendenze, dove due sono le anime della strategia. Da una parte la presenza delle destinazioni nel mondo digital, dall’altra la dimensione fisica. Il turismo è fisicità: si tratta di strutturare e pensare i propri luoghi in un’ottica iconica e di comunicazione. Un esempio: se pensiamo alle Olimpiadi di Pechino, credo che lo Stadio Olimpico a nido di rondine sia diventato l’icona che ha simboleggiato e “brandizzato” quell’evento e, di conseguenza, quella destinazione. Un evento e una destinazione hanno bisogno di strumenti di comunicazione che affianchino al logo, all’advertising e al digital alcuni elementi fisici molto forti e riconoscibili. Un ricordo indelebile passa anche attraverso un oggetto fisico: è necessario configurare la propria comunicazione 3D.
Non esiste il rischio, assumendo queste icone, di compromettere l’autenticità della comunicazione e quindi dell’esperienza turistica?
Questa è la difficoltà di fondo che si ha in tutte le strategie di brand. Il problema del turismo è amplificato rispetto ad una dimensione corporate, perché il prodotto turistico è più complesso. Ma il problema è lo stesso: per fare brand bisogna comunicare una cosa. Una volta che quell’elemento è comunicato, tutti gli altri non scompaiono, ma uno assume una posizione centrale. Pechino non è certamente lo Stadio Olimpico, ma quell’icona ha donato un alone di memorabilità all’intera città. Una volta che un ospite entra in relazione con quel brand ne scopre tutte le sfaccettature. Il danno maggiore è quello di tentare di far vedere tutto, piuttosto che scegliere qualcosa. I livelli sono tanti, ma per recuperare competitività bisogna iniziare ad accettare che il prodotto turistico italiano sia paragonabile agli altri e che, come tutti i prodotti, ha bisogno di una strategia di differenziazione.


CategoriePostato in Notizie
DataPostato il 17 febbraio, 2010

Commenti

Invertising: il contributo di Paolo Iabichino al Summit del Marketing e della comunicazione turistica

Il blog, a partire da oggi, dedica spazio ad alcuni protagonisti del Summit del Marketing e della Comunicazione Turistica alla Borsa Internazionale del Turismo di Milano. Il Summit, organizzato da AIPMT, propone una serie di approfondimenti sulle strategie e le tecniche per un marketing e una comunicazione turistica di successo.

Il primo contributo è di Paolo Iabichino, direttore creativo in Ogilvy, uno dei maggiori network mondiali di comunicazione.

Ci propone un modello di comunicazione innovativo, applicabile a tutti i contesti nei quali la comunicazione gioca un ruolo di primaria importanza nella trasmissione dei contenuti e del valore del prodotto.

La premessa da cui parte Paolo Iabichino è la situazione attuale di sofferenza in cui versa la comunicazione tradizionale, dal momento che la disintermediazione ha messo in crisi il modello di business esistente soprattutto nel settore turistico.

La parola chiave – dice Iabichino – è proprio “attrarre”, opportunamente utilizzato anche nel titolo del Summit, perché si tratta proprio di invertire il paradigma comunicazionale passando da un approccio “push” ad uno “pull”. Si tratta perciò di riuscire ad attirare un pubblico realmente interessato ai messaggi che vengono veicolati, che devono essere trasparenti, autentici e rilevanti.

Invertising – la sua ultima pubblicazione – , parla proprio di questo, ovvero come “tirare a sé chi trova qualcosa di interessante nelle cose che hai deciso di dire, indipendentemente dal media che le ospita” e non più “spingere fuori un messaggio pubblicitario rivolto a un target di massa”.

Si tratta perciò di capire se la comunicazione turistica ha argomenti adeguati, se i singoli attori, istituzionali e privati, hanno temi sufficientemente credibili e trasparenti, in grado di catalizzare i pubblici che intendono raggiungere. Altrimenti ogni sforzo è vano. Le persone non si fidano più ciecamente dei messaggi veicolati della televisione e dagli altri media ma sono in grado di controllare i contenuti delle offerte.

Ciò non significa cambiare canali, abbandonando i media tradizionali per affidarsi esclusivamente al web, bensì approccio. Non è sufficiente fare dei contenuti del proprio prodotto solo un fattore di comunicazione ma è necessario fare di questi argomenti un vero e proprio modo di stare sul mercato.

Un esempio in questa direzione è la campagna di comunicazione della Regione Toscana “Voglio vivere così”. La campagna, che utilizza tutti gli strumenti forniti dal web 2.0, entra in rete ma sta anche in televisione in maniera innovativa, offre contenuti e servizi sul web, sia per i turisti che per la popolazione residente.

Io – conclude Iabichino – l’ho chiamato Invertising, un cambio di marcia; non più la pubblicità che va verso i consumatore ma un messaggio che per le caratteristiche di autenticità, trasparenza dei propri contenuti è in grado di attrarre un pubblico di utenti.

Per approfondire i nuovi paradigmi della comunicazione turistica vi aspettiamo alla BIT, Sala Martini, al primo piano del Centro Congressi Stella Polare, nel pomeriggio di venerdì 19 (dalle 14.30) e nella mattinata di sabato 20 (dalle 9.30).

CategoriePostato in Notizie
DataPostato il 16 febbraio, 2010

Commenti

AIPMT alla Borsa Internazionale del Turismo

Giovedì prossimo 18 febbraio aprirà i battenti la 30° edizione della Borsa Internazionale del Turismo presso il polo fieristico FieraMilano di Rho. La formula, al solito, vede due giorni dedicati esclusivamente agli operatori e un week – end per il pubblico dei viaggiatori.
In BIT il prodotto turistico italiano trova la sua più ampia esposizione, con quattro padiglioni interamente dedicati. Nel 2009 la manifestazione ha attirato oltre 150.000 visitatori, di cui oltre 100.000 operatori. La presenza internazionale è sempre più significativa, 140 paesi rappresentati lo scorso anno.
Il valore della partecipazione alle manifestazioni fieristiche è, da alcuni anni, messa in discussione dai professionisti del marketing di destinazione. Nell’epoca del web – marketing e delle strategie low – cost il sostanzioso impegno economico che le fiere richiedono a volte non è giustificato dal ritorno, in termini di contatti e opportunità di business.
È anche vero che gli stessi enti fieristici, e BIT in primis, si stanno adeguando alle nuove esigenze del mercato, affiancando all’esposizione eventi tematici e focus specifici sui nuovi orientamenti del mercato. Tra le novità del 2010 segnaliamo Bit Sportland, area totalmente dedicata agli appassionati di turismo sportivo, dal trekking al golf, dalla MTB al climbing. Questa nuova area sarà un vero villaggio espositivo, con spazi dedicati alla presentazione di prodotti per lo sport, sia tecnici che turistici.


AIPMT sarà presente alla BIT con un nuovo evento. Fra una settimana esatta prenderà infatti il via la prima edizione del Summit del Marketing e della Comunicazione Turistica, che si svolgerà presso la Sala Martini, al primo piano del Centro Congressi Stella Polare, nel pomeriggio di venerdì 19 (dalle 14.30) e nella mattinata di sabato 20 (dalle 9.30).
Il programma prevede approfondimenti sulle strategie e le tecniche per un marketing e una comunicazione turistica di successo, e vedrà succedersi gli interventi di esperti professionisti.
Nei prossimi giorni su questo spazio le interviste ad alcuni dei relatori.

CategoriePostato in Notizie
DataPostato il 12 febbraio, 2010

Commenti

DMO e vettori aerei: un’alleanza strategica reciprocamente vantaggiosa

L’accessibilità gioca un ruolo fondamentale per il successo di una destinazione turistica. Vi sono esempi eclatanti di città turisticamente poco importanti che grazie ad alleanze strategiche con i vettori aerei hanno raggiunto una certa notorietà ed incrementato notevolmente i propri flussi turistici.

Anche il ruolo dei vettori aerei nazionali è stato lungamente dibattuto. Alitalia, compagnia di bandiera italiana, è stata salvata dal fallimento invocando la necessità della presenza di un vettore aereo nazionale per lo sviluppo dei flussi turistici verso il paese. Negli ultimi tempi si assiste ad una sempre maggiore interazione tra Destination Management Organization, enti nazionali del turismo e vettori aerei con la stipula di accordi per la realizzazione di campagne di marketing congiunte con il duplice obiettivo di aumentare i flussi turistici e il traffico aereo con reciproca soddisfazione per entrambe le parti.

Ancora una volta nel marketing turistico il mondo anglossassone sembra aprire nuove frontiere con Visit Britain che ha siglato accordi strategici per il lancio di campagne promozionali con tutte e 3 le principali compagnie aeree che volano da e per il Regno Unito.

L’Ente nazionale del turismo britannico – VisitBritain – ha siglato delle partnership con alcune compagnie aeree, tra cui British Airways e EasyJet, per incoraggiare i visitatori a recarsi in diverse città in tutto il Regno Unito. Le compagnie aeree garantiranno a seguito dell’accordo voli a tariffe scontate verso 10 città inglesi su rotte da 12 paesi europei. Le città  coinvolte nel progetto sono: Cardiff, Edimburgo, Glasgow, Londra, Birmingham, Bristol, Liverpool, Manchester, Newcastle e Oxford.

Per l’occasione è stato creato un microsite in collaborazione con British Airways – www.visitbritain.fi/cities -  che presenta le mete di viaggio puntando sull’accostamento di due elementi contrastanti per ogni città. Londra, ad esempio, viene presentato come una città originale, non convenzionale, alternativa ma allo stesso tempo come un luogo sofisticato, ideale “…per sentirsi come una star del cinema protagonista di un film senza spendere una fortuna”!.

Sempre VisitBritain, un anno fa circa, ha investito con Virgin Atlantic Airways oltre 1 milione di dollari in campagne di guerilla marketing, web marketing e media relations per far scoprire ai consumatori il meglio della Gran Bretagna. Anche in questo caso è stato realizzato un sito – www.getmorebritain.com – che presenta 25 guide di destinazioni regionali, un motore di ricerca per biglietti aerei andata/ritorno e una selezione diversificata di hotel e offerte di attrazioni turistiche per pianificare una vacanza in Inghilterra, Scozia e Galles.

Per le destinazioni diventa sempre più importante stringere accordi commerciali anche con i soggetti deputati ai servizi di trasporto in uno sforzo congiunto per attrarre turisti verso la destinazione.

CategoriePostato in Notizie
DataPostato il 10 febbraio, 2010

Commenti

Responsabilmente 2.0

Ermes, progetto di networking che promuove i valori del turismo sostenibile e che propone, attraverso il proprio portale, soluzioni di viaggio in questa direzione, ha lanciato From Cool to Good, un concorso per la creazione di materiali video che “contribuiscano a diffondere la cultura di un turismo più consapevole, sostenibile e responsabile”. La fase di raccolta dei video si è conclusa con la fine di gennaio, e in occasione della BIT (il giorno 20 febbraio alle ore 10, presso la sala Acquarius) sarà premiato il vincitore.



From Cool to Good è una campagna sociale bottum – up, in cui i viaggiatori sono portati a prestare maggiore attenzione ai propri comportamenti di fruizione turistica, e a conoscere nuove modalità del viaggiare. Il progetto vuole attivare due community parallele, quella dei viaggiatori e quella dei video maker, che potranno, in futuro, costituire un bacino di riferimento per la realizzazione di campagne analoghe. Ermes, inoltre, ha elaborato un proprio sistema di valutazione dell’impatto, e metterà a disposizione degli operatori turistici una serie di strumenti di formazione e autovalutazione per perseguire la via del turismo responsabile.

L’iniziativa è supportata da Mondiality, progetto di Corporate Social Responsibility di Mondial Assistance. Anche questo è un dato significativo, che testimonia come anche i grandi player del sistema turistico inizino a prestare attenzione a queste tematiche.

Il tema del turismo sostenibile e responsabile è stato affrontato in più momenti, in questo spazio, negli ultimi mesi. Vale la pena di chiedersi se i valori legati ad una fruizione leggera delle destinazioni continueranno ad essere promossi con campagne di sensibilizzazione verso i viaggiatori, senza influire in modo sostanziale nelle azioni di destination marketing, o se, invece, attorno a queste keywords possa essere costruita anche una strategia di differenziazione del prodotto.

CategoriePostato in Notizie
DataPostato il 5 febbraio, 2010

Commenti

Il futuro del 2.0: ci sarà?

E se noi utenti smettessimo di caricare contenuti su internet? Mentre buona parte dei tecnici continua la propria entusiastica galoppata verso le nuove ere della rete, dal 2.0 ai più fantascientifici 3.0 e 4.0, sembra crescere anche la schiera degli scettici.

Tra questi, merita attenzione quanto recentemente scritto da Luigi Proserpio, associate professor di organizzazione presso il Dipartimento di management della Bocconi.

Secondo Proserpio sono quattro le variabili che potrebbero determinare la fine degli user generated content. Innanzitutto la bassa visibilità della maggior parte dei contenuti genera un certa frustrazione da parte di chi ha investito tempo ed energie a caricare i propri file. È insomma frustrante esserci ma non interessare a nessuno.

In secondo luogo l’algoritmo di Google continua a privilegiare i siti istituzionali a svantaggio di contenuti più informali e questo crea difficoltà a trovare urg.

Poi c’è il problema della digital reputation: “se le persone autodanneggiano la propria identità digitale, poi è difficile rimettere assieme i pezzi. Si rischia di avere una cura dell’identità digitale molto più bassa di quella fisica e questo impatta anche sui contesti di lavoro, aprendo il privato ai colleghi. Il dileggio diventa permanente se memorizzato nei social network”, scrive Proserpio.

Infine anche i social network non sembrano così interessanti come all’inizio. Utilizzare Facebook per le prime volte, con un numero sufficiente di amici, dona una sensazione positiva di realtà aumentata. Dopo qualche mese può diventare luogo noioso per la quantità di informazioni generate dagli utenti e per la ripetitività delle stesse. Il ‘Facebook suicide’ è piuttosto frequente di questi tempi, perchè l’applicazione non riesce più a generare un’atmosfera calda, coinvolgente ed attrattiva.

CategoriePostato in Notizie
DataPostato il 2 febbraio, 2010

Commenti