Associazione Italiana Professionisti e Manager del Turismo

Nuova sezione dedicata ai soci

Da oggi il Blog dell’Associazione Italiana Professionisti e Manager del Turismo si dota di una nuova sezione esclusivamente dedicata ai soci.

Nella  sezione “Profilli professionali dei soci AIPMT” è possibile visionare le informazioni relative al percorso formativo e professionale dei soci dell’Associazione Italiana Professionisti e Manager del Turismo.

Per ciascun membro è possibile visualizzare il profilo completo che pesenta in maniera sintetica le esperienze formative, il percorso professionale e la situazione lavorativa attuale.

Questo strumento a disposizione degli associati è un vero e proprio elenco di professionisti cui è possibile attingere per reperire informazioni, ricercare professionalità, fare proposte di lavoro etc.

Quest’iniziativa, nata dall’idea di un socio, è aperta a tutti coloro che volessero rendere pubblico il proprio curriculum vitae agli altri membri dell’Associazione.

Per aderire è sufficiente inviare una mail all’indirizzo redazione@aipmt.it con allegato il profilo professionale compilato secondo il template scaricabile a questo link.

Cogliamo l’occasione per augurare a tutti un felice anno nuovo!

Il comitato di redazione,

Fabio Sacco, Sergio Lucci e Stefano Andreotti

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DataPostato il 31 dicembre, 2009

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Il nostro augurio

Vogliamo accompagnare gli auguri per le imminenti festività con un rinnovato impegno da parte nostra.
Spesso si pensa che vendere vacanze sia un lavoro semplice e leggero, che abbia a che fare con qualcosa di superficiale della vita delle persone…noi la pensiamo diversamente. Crediamo di lavorare per qualcosa di molto importante, che ha a che fare con i sogni dei nostri Clienti, col loro bisogno di riposo, divertimento e voglia di vedere mondi nuovi e diversi. Qualcuno ha detto che la felicità è sempre altrove. E allora ci mettiamo del nostro per farvi raggiungere questo altrove e permettervi di viverlo nel modo migliore, poco importa se poi bisogna tornare…Se avremo lavorato bene, secondo i propositi che ci siamo dati, vi rimarrà il ricordo di momenti unici e indimenticabili.
Siamo convinti che nel viaggio vi sia qualcosa di bellissimo e importante, come la ricerca della felicità e la possibilità di stare con le persone più importanti della nostra vita.
Con queste riflessioni, vi auguriamo un Buon Natale ed un sereno inizio dell’anno venturo!

Vogliamo accompagnare gli auguri per le imminenti festività con un rinnovato impegno da parte nostra.

Spesso si pensa che occuparsi di turismo sia semplice e leggero, che abbia a che fare con qualcosa di superficiale della vita delle persone… noi la pensiamo diversamente. Crediamo di lavorare per qualcosa di molto importante, che ha a che fare con i sogni delle persone, col loro bisogno di riposo, divertimento e voglia di vedere mondi nuovi e diversi. Qualcuno ha detto che la felicità è sempre altrove. E allora ci mettiamo del nostro per rendere accessibile questo altrove.

Siamo convinti che nel viaggio vi sia qualcosa di bellissimo e importante, come la ricerca della felicità e la possibilità di stare con le persone più importanti della nostra vita.

Con queste riflessioni, un sincero augurio di Buon Natale ed un sereno inizio dell’anno venturo dall’Associazione Italiana Professionisti e Manager del Turismo.

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DataPostato il 24 dicembre, 2009

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IL BILANCIO DELL’ANNO TURISTICO AL WORLD TRAVEL MARKET: TIENE IL TARGET DEGLI OVER 60 E LA VACANZA PRINCIPALE, IN DECLINO GLI SHORT BREAKS.

Il World Travel Market di Londra è stata l’occasione per fare il tradizionale bilancio sull’andamento dell’industria turistica nel corso del 2009. Tra gli aspetti più interessanti, riscontrati con un indagine su di un campione di oltre 1.000 turisti, emerge l’importanza del cosiddetto “grey market”, la tenuta della vacanza principale, cui pochi rinunciano nonostante la crisi economica, e la necessità di migliorare le condizioni di viaggio negli aeroporti.

A quanto pare, il target degli over 60 è quello che sembra risentire meno della crisi che stanno attraversando le economie di tutto il mondo e che ha avuto forti ripercussioni anche sul mercato turistico.

Infatti, secondo un indagine condotta dal World Travel Market, su di un campione di 1030 persone che hanno effettuato le tradizionali vacanze nell’estate del 2009, il gruppo degli over 60 rappresenta oltre la metà (54%) di coloro che hanno affermato che le vacanze sono un piacere cui non vogliono rinunciare e di conseguenza hanno deciso di non farsi influenzare nelle proprie scelte di vacanza, dalla sfavorevole congiuntura economica mondiale.

A quanto pare, il target degli over 60 non solo, non ha voluto assolutamente rinunciare alle vacanze estive nel 2009, ma si sta già adoperando per organizzare quelle della prossima estate.

L’80% degli intervistati ha dichiarato che le attuali condizioni di incertezza economica, l’aumento delle tasse aeroportuali e il cambio sfavorevole per molte valute non costituiranno un deterrente per la scelta e l’organizzazione delle prossime vacanze. Questa percentuale di intervistati è costituita prevalentemente – 84% – dagli over 60, ha dichiarato Fiona jeffery, presidente del WTM. “Questo target di domanda è ormai composto in gran parte da persone in ottime condizioni di salute, dotate di un forte spirito d’intraprendenza e non si lasceranno scoraggiare dalla recessione economica” – ha aggiunto.

Quest’atteggiamento è in contrasto con quello dimostrato da altre fasce di consumatori. Soprattutto per i più giovani le previsioni sono negative, con la prospettiva di un forte aumento di coloro che, a causa della situazione economico – lavorativa dovranno rinunciare alle proprie vacanze. La fascia di consumatori tra i 16 ed i 24 anni sembra essere quella maggiormente colpita dalla crisi, al punto da dover rinunciare anche all’unica vacanza dell’anno. Per la categoria che include i 25 – 40enni, invece, la vacanza tradizionale non sembra in discussione anche se si assisterà ad un ridimensionamento delle abitudini di consumo, mentre sembrano in forte riduzione coloro che alla vacanza tradizionale affiancheranno short breaks, o altri viaggi oltreoceano, nel corso dell’anno.

L’indagine ha messo in luce i tre aspetti fondamentali che costituiscono un deterrente nella scelta di viaggiare all’estero: il fattore prezzo, l’impatto ambientale e l’esperienza aeroportuale.

Se il primo non rappresenta certo uno novità – il prezzo è da sempre, infatti, una delle discriminanti principali nella scelta della vacanza, soprattutto in periodi di congiuntura economica negativa – il secondo, sta diventando sempre più un fattore rilevante che l’industria turistica dovrà tenere in forte considerazione. Un sorprendente 51% degli intervistati ha dichiarato, infatti, che le questioni legate all’ambiente costituiranno uno dei fattori di scelta che influenzerà la loro decisione di recarsi all’estero a trascorrere le vacanze.

Heathrow Terminal 5 - © BBA Limited In-Press: Steve Bates

Heathrow Terminal 5 - © BBA Limited In-Press: Steve Bates

Ma l’elemento più sorprendente riguarda senza dubbio gli aspetti legati all’esperienza aeroportuale. Le code, dovute ai sempre maggiori controlli in ambito di sicurezza, hanno avuto un effetto negativo sui viaggiatori al punto tale che un terzo degli intervistati ha definito negativa la propria esperienza di volo nell’anno 2009.

Il presidente del WTM, Fiona Jeffery, a questo proposito ha aggiunto: “l’impatto delle nuove misure di sicurezza ha comportato un peggioramento delle condizioni di viaggio all’interno degli aeroporti. È necessario che l’industria turistica, in particolare gli operatori aeroportuali si adoperino per migliorare l’esperienza di chi viaggia in aereo poiché il viaggio spesso inizia e finisce in aeroporto ed un eventuale esperienza negativa può avere ripercussioni su tutta la vacanza”.

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DataPostato il 18 dicembre, 2009

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Intervista a Robert Brenner, Industry Leader Travel di Google

L’intervista che pubblichiamo di seguito è stata scritta un anno e mezzo fa, eppure chi ha risposto alle domande ci ha assicurato che le risposto sono ancora oggi valide. È Robert Brenner, Industry Leader Travel di Google Italia, che  nei primi mesi del 2008 ha analizzato il comportamento dei turisti on-line stranieri che cercano informazioni sul nostro paese tramite il motore di ricerca più utilizzato al mondo.

E il fatto che i contenuti delle sue risposte siano ancora attuali è già di per sé una notizia.  Negativa. Brenner Parlava di mancata competitività distributiva del prodotto Italia sul web, di mancanza di competenze, seppure con la presenza di singoli casi eccellenti. Siamo insomma fermi: un’immagine turistica ancora top of mind, ma senza una macchina di marketing che la sfrutti al meglio.

Dottor Brenner, cosa succede alla keyword turistica “Italia” in internet?
È una parola molto utilizzata sul nostro motore di ricerca. Di recente abbiamo fatto una ricerca sul comportamento on-line dei turisti statunitensi, tedeschi e britannici. E abbiamo scoperto che Italy o Italien rimane una delle destinazioni tra le più utilizzate, almeno durante la prima fase di ricerca web.
Poi però, quando la ricerca va sempre più approfondendosi, molti utenti si spostano su altre destinazioni, e alla fine ben il 41% di questo campione sceglie altro, soprattutto Spagna.

L’Italia quindi gode ancora di un’ottima immagine, ma alla fine non convince. Perché?
Perché l’utente naviga in internet per cercare informazioni, che siano attendibili e soddisfacenti. Quando un turista anglosassone o tedesco decide di passare l’estate in un paese mediterraneo, visita prima di tutti i siti degli enti nazionali del turismo, poi eventualmente quelli regionali delle destinazioni, perché vuole capire cosa può vedere una volta arrivato. E poi ancora inserisce singole parole chiave come “mare” ed “vacanza”.
Quindi cosa può accadere? Questo turista on-line parte digitando Italia e magari non trova le informazioni che gli servono. Allora digita “mare” e “vacanze” e ai primi posti di Google gli appare la Costa Brava. Il rischio di perdere questo turista diventa altissimo.
Quindi è importante il posizionamento, ma altrettanto determinante è la qualità delle informazioni contenuti nei siti di destinazione.

La sua ricerca, presentata al Summit del Turismo nelle Regioni del 2008, evidenzia anche un problema di tempismo.
Abbiamo notato che il turista straniero dei tre paesi analizzati avvia le proprie ricerche molti mesi prima di realizzarle. Le prenotazioni iniziano ad essere consistenti addirittura tre mesi prima della partenza: il 55% del mercato Usa, 38% e 39% per Gran Bretagna e Germania.
Bisogna essere pronti per la stagione al momento giusto. E’ un atteggiamento sbagliato credere che internet sia esclusivamente il canale dei last minute.

Il webmarketing va via via facendosi più complesso: dinamiche sempre più specifiche, aumento vertiginoso della competizione, ma anche grandi opportunità. A suo parere esistono in Italia competenze professionali in grado di affrontare con successo questo canale promo-commerciale?
In Italia abbiamo punti di eccellenza e situazioni primordiali. Ci sono ottimi casi di compagnie aeree e portali di prenotazioni alberghiere, aggregatori e tour operator on-line. Tra le destinazioni regionali posso citare il Friuli Venezia Giulia, il Trentino e l’Alto Adige.
Rimane però un diffuso stato di arretratezza, dovuto soprattutto non alla mancanza di competenze nel mondo della consulenza o dei professionisti del settore, ma ad una disattenzione delle imprese e organizzazioni.
Quando vedo dei tour operator che non intendono abbandonare il canale delle agenzie di viaggio, o quantomeno affiancare ad esso anche il web, mi chiedo come è possibile rinunciare del tutto ad un mercato che cresce del 40% l’anno per concentrarsi esclusivamente su un mercato che fatica a raggiungere il +2%.

L’offerta turistica italiana è principalmente composta da piccole aziende. Quali i limiti e le opportunità di competitività? E qual è a suo avviso un buon esempio da seguire?
Un piccolo albergo a conduzione famigliare deve essere supportato da una struttura professionale esterna, altrimenti non ce la fa.

Il singolo operatore può certamente avere un suo sito, e anche questo deve essere ben fatto e aggiornato sia nei contenuti che nella struttura.
Però deve anche essere presente in un portale di destinazione realmente competitivo che posizioni e dia appeal al territorio, e renda visibili i singoli operatori. Poi chiaramente c’è il mondo degli aggregatori, come Expedia.
Tutto dipende però dalle scelte strategiche dell’imprenditore: quale è il suo target, che livello di fidelizzazione, quali le risorse.
Detto questo, trovo un caso assolutamente da studiare “Flieg nach Rimini”: un buon esempio di come gli operatori privati ed enti pubblici possono creare offerta on-line.

(l’intervista a Roberto Brenner è stata pubblicata sul blog della IV Conferenza Italiana per il Turismo 2008)

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DataPostato il 16 dicembre, 2009

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Uscire dalla crisi: la roadmap dell’OMT

London Excel, sede del World Travel Market

London Excel, sede del World Travel Market

“Vi immaginate un mondo senza le Maldive e l’Antartide?” La domanda, rivolta ai rappresentanti di un centinaio di paesi riuniti in un Summit convocato dall’Organizzazione Mondiale del Turismo, è stata posta da Fiona Jeffrey, Managing Director del World Travel Market di Londra, una delle più importanti fiere turistiche del pianeta. Ed è qualcosa di più di una provocazione. Il WTM, per volontà della Jeffrey stessa, prevede nel suo programma, da alcuni anni ormai, il World Tourism Responsible Day, dove vengono premiate le best practice, a livello globale, per la sostenibilità ambientale e la responsabilità sociale nel turismo. “Se non si interviene subito, l’innalzamento del livello del mare le farà sparire assieme a numerose altre terre. Il cambiamento climatico fa già oltre trecentomila vittime all’anno, secondo il Global Humanitarian Forum, e la situazione è destinata a peggiorare”. L’OMT ha messo a punto una roadmap, un tracciato da seguire che verrà presentato alla conferenza dell’ONU del 7 dicembre a Copenhagen, che ha come tema proprio il cambiamento climatico, da affrontare in tutte le sue implicazioni, non solo ambientali, ma anche economiche e sociali. “Il turismo”, si dice nel documento, “può contribuire alla soluzione dell’attuale crisi creando posti di lavoro, promuovendo gli scambi e rilanciando lo sviluppo. La roadmap to recovery si compone di un insieme di linee guida strategiche suddivise in tre aree d’azione: resilienza, stimolo e green economy, attraverso le quali, supportando il turismo, si sostiene lo sviluppo economico nel suo complesso.

1. Resilienza
Il termine proviene dall’ingegneria e sta a indicare la proprietà di un materiale di ritornare alla forma originale dopo essere stato deformato sotto pressione. Che cosa c’è da rimettere a posto, secondo l’OMT? In primo luogo il mercato del lavoro. La crisi non colpisce solo la produzione di automobili e la finanza, ma anche, e soprattutto, il ben più ampio settore dei servizi, fra i quali quello del turismo. L’OMT auspica uno sforzo congiunto dei settori pubblico e privato, delle organizzazioni internazionali e delle istituzioni educative per la creazione di nuovi strumenti di conoscenza e di analisi del mercato, all’interno di una cooperazione di tutte le parti interessate che viene definita con il neologismo “coopetizione”. E quando si parla di nuovi strumenti non si può non far riferimento alle tecnologie, da sviluppare e sostenere. “L’interrelazione geografica”, secondo l’OMT, “ha una grande importanza. La crisi economica tende a far sì che si tenda a chiudere gli spazi, a restringere la concessione degli incentivi in ambiti locali”, mettendo sulla difensiva e scoraggiando le aperture all’esterno. Ebbene, secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo, la soluzione sta proprio nell’evitare questi atteggiamenti, nel facilitare i movimenti delle persone, eliminando il più possibile i visti, liberalizzando i trasporti, contenendo la pressione fiscale e razionalizzando il traffico aereo.
2. Stimolo
Sono cinque le azioni che l’OMT propone come stimolo allo sviluppo. La prima consiste nella creazione di nuovi posti di lavoro con la concessione di linee di credito, piani finanziari speciali, formazione e aggiornamento del personale. La seconda prevede investimenti in infrastrutture (treni ad alta velocità, porti, aeroporti, strade) e l’incentivazione del rinnovo ecocompatibile di alberghi, attrazioni e impianti turistici. L’alleggerimento della pressione fiscale e la liberalizzazione dei movimenti, semplificando il sistema dei visti, costituiscono il terzo punto. Il quarto punto auspica la programmazione dei grandi eventi internazionali come stimolo alla nascita di partnership regionali ed internazionali. L’ultimo punto incentiva un’azione di supporto, da parte degli stakeholder dell’industria turistica, per lo sviluppo nei paesi emergenti.
3. Green economy
Il terzo asse è orientato a incentivare lo sviluppo della green economy nel turismo, sviluppando, per esempio, competenze nell’ambito della gestione sostenibile delle risorse e delle infrastrutture, per esempio in riferimento alla riduzione delle emissioni di CO2. Anche il cambiamento climatico, in questo senso, può essere visto come un ambito di intervento che richiede uno specifico know-how per la realizzazione di efficaci progetti di intervento. La terza area di intervento prevede anche la promozione del green tourism verso l’offerta, la domanda e le comunità locali: “la sfida più importante sarà aumentare la consapevolezza dell’opinione pubblica sul turismo sostenibile e stimolare la trasformazione verso i paradigmi di produzione e consumo della green economy”.
Un piano ambizioso, che certamente guarda al domani, e forse oltre. Il riconoscimento del ruolo e della centralità del turismo come volano per lo sviluppo sostenibile a livello planetario rappresenta certamente uno dei primi passi da compiere, ad opera degli stessi attori dell’industria dei viaggi.

“Vi immaginate un mondo senza le Maldive e l’Antartide?”

La domanda, rivolta ai rappresentanti di un centinaio di paesi riuniti in un Summit convocato dall’Organizzazione Mondiale del Turismo, è stata posta da Fiona Jeffrey, Managing Director del World Travel Market di Londra, una delle più importanti fiere turistiche del pianeta. Ed è qualcosa di più di una provocazione. Il WTM, per volontà della Jeffrey stessa, ha inserito nel suo programma, da alcuni anni ormai, il World Tourism Responsible Day, dove vengono premiate le best practice, a livello globale, per la sostenibilità ambientale e la responsabilità sociale nel turismo.

London Excel, sede del World Travel Market

London Excel, sede del World Travel Market

“Se non si interviene subito, l’innalzamento del livello del mare le farà sparire assieme a numerose altre terre. Il cambiamento climatico fa già oltre trecentomila vittime all’anno, secondo il Global Humanitarian Forum, e la situazione è destinata a peggiorare”. L’OMT ha messo a punto una roadmap, un tracciato da seguire che è stato presentato alla conferenza dell’ONU del 7 dicembre a Copenhagen, che ha come tema proprio il cambiamento climatico, da affrontare in tutte le sue implicazioni, non solo ambientali, ma anche economiche e sociali. “Il turismo”, si dice nel documento, “può contribuire alla soluzione dell’attuale crisi creando posti di lavoro, promuovendo gli scambi e rilanciando lo sviluppo.” La Roadmap to Recovery si compone di un insieme di linee guida strategiche suddivise in tre aree d’azione: resilienza, stimolo e green economy, attraverso le quali, supportando il turismo, si sostiene lo sviluppo economico nel suo complesso.

1. Resilienza

Il termine proviene dall’ingegneria e sta a indicare la proprietà di un materiale di ritornare alla forma originale dopo essere stato deformato sotto pressione. Che cosa c’è da rimettere a posto, secondo l’OMT? In primo luogo il mercato del lavoro. La crisi non colpisce solo la produzione di automobili e la finanza, ma anche, e soprattutto, il ben più ampio settore dei servizi. L’OMT auspica uno sforzo congiunto dei settori pubblico e privato, delle organizzazioni internazionali e delle istituzioni educative per la creazione di nuovi strumenti di conoscenza e di analisi del mercato, all’interno di una cooperazione di tutte le parti interessate che viene definita con il neologismo coopetition. “L’interrelazione geografica”, secondo l’OMT, “ha una grande importanza. La crisi economica tende a far sì che si tenda a chiudere gli spazi, a restringere la concessione degli incentivi in ambiti locali”, scoraggiando le aperture verso l’esterno. La soluzione sta proprio nel facilitare la libera circolazione, semplificando le procedure per ottenere i visti, liberalizzando i trasporti, contenendo la pressione fiscale e razionalizzando il traffico aereo.

2. Stimolo

Sono cinque le azioni che l’OMT propone come stimolo allo sviluppo. La prima consiste nella creazione di nuovi posti di lavoro con la concessione di linee di credito, piani finanziari speciali, formazione e aggiornamento del personale. La seconda prevede investimenti in infrastrutture (treni ad alta velocità, porti, aeroporti, strade) e l’incentivazione del rinnovo ecocompatibile di alberghi, attrazioni e impianti turistici. L’alleggerimento della pressione fiscale e la liberalizzazione dei movimenti, semplificando il sistema dei visti, costituiscono il terzo punto. Il quarto punto auspica la programmazione dei grandi eventi internazionali come stimolo alla nascita di partnership regionali ed internazionali. L’ultimo punto incentiva un’azione di supporto, da parte degli stakeholder dell’industria turistica, per lo sviluppo nei paesi emergenti.

3. Green economy

Il terzo asse è orientato a incentivare lo sviluppo della green economy nel turismo, sviluppando, per esempio, competenze nell’ambito della gestione sostenibile delle risorse e delle infrastrutture, per esempio in riferimento alla riduzione delle emissioni di CO2. Anche il cambiamento climatico, in questo senso, può essere visto come un ambito di intervento che richiede uno specifico know-how per la realizzazione di efficaci progetti di intervento. La terza area di intervento prevede anche la promozione del green tourism verso l’offerta, la domanda e le comunità locali: “la sfida più importante sarà aumentare la consapevolezza dell’opinione pubblica sul turismo sostenibile e stimolare la trasformazione verso i paradigmi di produzione e consumo della green economy”.

Un piano ambizioso, che certamente guarda al domani, e forse oltre. Il riconoscimento del ruolo e della centralità del turismo come volano per lo sviluppo sostenibile a livello planetario rappresenta certamente uno dei primi passi da compiere, che riguarda, anche, gli stessi attori dell’industria dei viaggi.

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DataPostato il 11 dicembre, 2009

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Gli scavi di Pompei sono su Google Street View

Il settore turistico è stato uno dei primi a recepire positivamente l’influenza del web e le potenzialità commerciali e di marketing ad esso legate e oggi può considerarsi un modello di e-business di successo. Il successo del comparto turismo sul Web è dovuto ai prezzi altamente competitivi, alla capacità di differenziare l’offerta e di proporre servizi nuovi con un buon grado di usabilità.

Il successo si deve soprattutto all’evoluzione del Web 2.0 e delle funzionalità che grazie ad esso hanno potuto svilupparsi e diffondersi, risultando particolarmente efficaci per il settore turistico. Blog, forum di viaggio, community di viaggiatori permettono a milioni di viaggiatori di raccontare le proprie esperienze, fare domande, offrire consigli, diffondere immagini e filmati creando un forte impatto emozionale. Tutti questi strumenti sono ormai molto diffusi e assolvono una funzione che il marketing turistico giudica fondamentale nella scelta della vacanza: favoriscono il passaparola, ancora oggi l’elemento in grado di influenzare maggiormente i consumatori che grazie ad internet, entrano in contatto e si scambiano informazioni con molte più persone.

Google Street View è l’ultimo servizio di Google che consente agli internauti di “passeggiare” virtualmente nelle città del mondo e potrebbe trovare importanti applicazioni nel marketing turistico.

PompeiNew

Scavi archeologici Pompei - Google Street View

A oggi comprende fotografie provenienti da Australia, Canada, Francia, Giappone, Italia, Messico, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Portogallo, Repubblica Ceca, Regno Unito, Spagna, Stati Uniti, Svizzera e Taiwan.

Da oggi anche gli scavi di Pompei, ricostruiti nella loro versione originale, antecedente all’eruzione del 79 d.C., che seppellì la città e la “congelò” consegnandoci una fotografia istantanea permanente vecchia di quasi duemila anni saranno visitabili stando comodamente seduti davanti ad uno schermo del computer a migliaia di chilometri di distanza. Alla base della scelta di Pompei come prima località italiana visitabile virtualmente vi è un’alleanza strategica tra il ministero dei beni culturali e l’azienda californiana. La finalità del progetto è duplice: da una parte la possibilità di diffondere, in maniera innovativa e capillare le immagini più suggestive delle mete turistiche tradizionali e dall’altra, valorizzare l’enorme patrimonio culturale.

“La possibilità di passeggiare virtualmente tra le meraviglie di Pompei, offerta gratuitamente a milioni di utenti in tutto il mondo, rappresenta uno straordinario veicolo promozionale per il turismo italiano ed uno stimolo – ha dichiarato Mario Resca, Direttore Generale per la valorizzazione del patrimonio culturale del MiBAC – per tanti potenziali turisti a venire di persona a visitare il sito archeologico”.

Per il colosso del web, è un’occasione imperdibile e una sfida stimolante. «Il patrimonio artistico e culturale italiano è tra più importanti e apprezzati al mondo, una risorsa che oggi può raggiungere e arricchire miliardi di persone attraverso Internet – conclude Carlo d’Asaro Biondo, vice presidente di Seemea Google -. Siamo felici che il Mibac abbia deciso di sostenerci in questo progetto e condivida il valore di Internet come strumento di sviluppo del nostro Paese».

Con Street View si può vedere l’hotel o la casa delle vacanze prima di prenotare ed esplorare diverse destinazioni turistiche in tutto il mondo. In un futuro prossimo potrebbe essere possibile entrare virtualmente negli edifici ed esplorare anche l’interno di musei, chiese, teatri alberghi ecc.

Le destinazioni turistiche che sapranno utilizzare in maniera più efficace questi nuovi strumenti saranno anche quelle che avranno maggior successo sui mercati ?

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DataPostato il 9 dicembre, 2009

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Innovazione sostenibile per le imprese nel settore turistico

La competitività aziendale e la sostenibilità, per molti anni, sono state pensate come antitetiche, o difficilmente conciliabili. Le scelte strategiche orientate ad una riduzione degli impatti – ambientali e sociali – che un’impresa turistica genera sul territorio e sulla destinazione sono stati recepite, per molto tempo, come antieconomiche. Oggi sembra che questa visione stia cambiando. Lo scorso 28 ottobre si è tenuto, presso il Polo Universitario di Portogruaro, un seminario dal titolo Percorsi di innovazione sostenibile per le imprese del settore turistico: opportunità e vantaggi competitivi, organizzato da POLINS, il polo di innovazione strategica dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.
Moltissime sono le esperienze internazionali di strutture ricettive, catene alberghiere, ed enti turistici territoriali che hanno adottato, nella propria strategia di mercato, un approccio green. La domanda è sempre più sensibile a queste tematiche. Solo per citare un esempio, visitbritain.com presenta in home page il proprio sistema di certificazione ambientale delle strutture ricettive, The Green Tourism Business Scheme (http://www.green-business.co.uk/) e uno studio dimostra come le imprese aderenti registrino il 6% in più sul tasso medio di occupazione annuo.
In Italia è interessante l’esperienza di Hotel Sostenibile www.hotelsostenibile.com, che si propone come riferimento nazionale per albergatori e gestori di strutture turistiche ricettive interessati a soluzioni di risparmio energetico, idrico, certificazioni e tutto quello che può servire allo scopo. Biagio Duca, di HS, è intervenuto al seminario di Portogruaro con un interessante contributo:
“HS nasce dalla consapevolezza che un ecosistema degradato perde la propria attrattiva turistica e che gli operatori turistici sono “dipendenti” dell’ambiente perché da esso creano profitti e sostentamento. Gestire in modo sostenibile una struttura alberghiera significa rispettare l’ambiente, offrire un servizio di qualità, essere al passo con i tempi e risparmiare anche sui costi. Infatti, gli hotel utilizzano quantità considerevoli di energia nelle attività quotidiane e ricreative. In molte strutture ricettive, il costo dell’energia rappresenta la seconda voce di spesa, dopo i salari. […] L’adottare pratiche e soluzioni intelligenti per incrementarne l’efficienza come l’utilizzo di energie rinnovabili, possono diminuire la dipendenza di energia generata con combustibili fossili. Queste fonti di energia rinnovabili sono alternative sempre più concrete: producono pochissima CO2 e impiegano un combustibile gratuito, vento, sole, acqua, calore. […] Gli investimenti di soluzioni rivolti ad un uso più efficiente dell’energia possono ridurre considerevolmente le spese con periodi di ammortamento relativamente brevi. Inoltre, l’efficienza energetica e le pratiche di protezione possono migliorare l’immagine aziendale agli occhi di ospiti e persone interessate alla riduzione dei consumi e degli effetti del cambiamento climatico.”

La competitività aziendale e la sostenibilità ambientale, per molti anni, sono state pensate come antitetiche, o difficilmente conciliabili. Le scelte strategiche orientate ad una riduzione degli impatti – ambientali e sociali – che un’impresa turistica genera sul territorio e sulla destinazione sono stati recepite, per molto tempo, come antieconomiche. Oggi sembra che questa visione stia cambiando. Lo scorso 28 ottobre si è tenuto, presso il Polo Universitario di Portogruaro, un seminario dal titolo Percorsi di innovazione sostenibile per le imprese del settore turistico: opportunità e vantaggi competitivi, organizzato da POLINS, il polo di innovazione strategica dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.

la gree des landes - Eco Hotel Spa

Eco Hotel Spa - la gree des landes

Moltissime sono le esperienze internazionali di strutture ricettive, catene alberghiere, ed enti turistici territoriali che hanno adottato, nella propria strategia di mercato, un approccio green. La domanda è sempre più sensibile a queste tematiche. Solo per citare un esempio, visitbritain.com presenta in home page il proprio sistema di certificazione ambientale delle strutture ricettive, The Green Tourism Business Scheme, e uno studio dimostra come le imprese aderenti registrino il 6% in più sul tasso medio di occupazione annuo, rispetto alle strutture non certificate.

In Italia è interessante l’esperienza di Hotel Sostenibile, che si propone come riferimento nazionale per albergatori e gestori di strutture turistiche ricettive interessati a soluzioni di risparmio energetico, idrico, certificazioni e tutto quello che può servire allo scopo. Biagio Duca, di HS, è intervenuto al seminario di Portogruaro con un interessante contributo: “HS nasce dalla consapevolezza che un ecosistema degradato perde la propria attrattiva turistica e che gli operatori turistici sono “dipendenti” dell’ambiente perché da esso creano profitti e sostentamento. Gestire in modo sostenibile una struttura alberghiera significa rispettare l’ambiente, offrire un servizio di qualità, essere al passo con i tempi e risparmiare anche sui costi. Infatti, gli hotel utilizzano quantità considerevoli di energia nelle attività quotidiane e ricreative. In molte strutture ricettive, il costo dell’energia rappresenta la seconda voce di spesa, dopo i salari. […] L’adottare pratiche e soluzioni intelligenti per incrementarne l’efficienza come l’utilizzo di energie rinnovabili, possono diminuire la dipendenza di energia generata con combustibili fossili. Queste fonti di energia rinnovabili sono alternative sempre più concrete: producono pochissima CO2 e impiegano un combustibile gratuito, vento, sole, acqua, calore. […] Gli investimenti di soluzioni rivolti ad un uso più efficiente dell’energia possono ridurre considerevolmente le spese con periodi di ammortamento relativamente brevi. Inoltre, l’efficienza energetica e le pratiche di protezione possono migliorare l’immagine aziendale agli occhi di ospiti e persone interessate alla riduzione dei consumi e degli effetti del cambiamento climatico.”

L’innovazione competitiva delle ricettività italiana passa – anche – per la strada della sostenibilità.

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DataPostato il 4 dicembre, 2009

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Turismo Balneare: tra concessioni e rinnovamento di prodotto

Lo scorso 1 dicembre il mondo delle attività turistico-balneari ha fatto sentire la sua voce a Roma a proposito degli aumenti dei canoni demaniali e del procedimento di infrazione avviato dalla Commissione Europea contro l’Italia a proposito del regime concessorio che attualmente permette il rinnovo automatico dei titoli agli stabilimenti in spiaggia.
Si tratta di un settore che coinvolge oltre 25.000 imprese e 400.000 lavoratori che, nelle parole del presidente del Sindacato Italiano Balneari Riccardo Borgo, “con questi due provvedimenti vedrebbe acuirsi i problemi che stiamo affrontando da anni. Oggi il turismo balneare italiano ha bisogno di rinnovarsi, e in buona parte la nostra categoria ha già iniziato a farlo. È per questo che provvedimenti che ci privano di risorse, o che limitano la prospettiva temporale futura, suonano come scoraggianti per chi vuole investire nella propria attività”.
All’incontro di dicembre, sono stati presenti anche il Ministro Brambilla e Fitto, a rappresentare un Governo che, a detta di Borgo, non è esente da responsabilità: “all’apertura della procedura di infrazione il nostro esecutivo ha risposto dando ragione alla Commissione e proponendo una proroga di appena cinque anni. Non condividiamo questa strategia al ribasso”.

Dottor Borgo, a proposito di strategie, in Italia il balneare è in crisi da diversi anni: calo delle presenze, prodotto vecchio… È davvero solo un problema di concessioni?
Mi sembra che definire l’offerta balneare italiana ormai non più in linea coi trend di preferenza della domanda turistica sia uno stereotipo. Di certo negli ultimi anni è molto aumentata la concorrenza, che in certi casi fa leva sul prezzo più che sulla qualità e la modernità del prodotto. Io credo che noi imprenditori del balneare ci siamo molto sviluppati, quasi in tutta Italia, trasformando le spiagge italiane in una specie di villaggi turistici in cui è possibile fare tante attività in più che in passato. Dal bel mare, bella spiaggia, tanto sole, oggi la vacanza al mare è sempre più una vacanza attiva, e questo grazie a noi imprenditori che abbiamo investito nei nostri stabilimenti. Oggi dobbiamo continuare questo impegno e sarà più difficile se ci verranno posti gli ostacoli di cui dibatteremo il 1 dicembre.

Rimane comunque il fatto che una vacanza al mare in Spagna o Grecia è meno cara che da noi.
Da noi si spende di più ma si ricevono più servizi, quali la sicurezza in acqua, la ristorazione che cresce in qualità di anno in anno e gli impianti sportivi. Certo, dobbiamo fare maggiore attenzione al fatto che i turisti degli ultimi anni sono molto attenti alla gestione del loro denaro. Non per questo però dobbiamo perdere l’attenzione alla qualità.

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DataPostato il 2 dicembre, 2009

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