
London Excel, sede del World Travel Market
“Vi immaginate un mondo senza le Maldive e l’Antartide?” La domanda, rivolta ai rappresentanti di un centinaio di paesi riuniti in un Summit convocato dall’Organizzazione Mondiale del Turismo, è stata posta da Fiona Jeffrey, Managing Director del World Travel Market di Londra, una delle più importanti fiere turistiche del pianeta. Ed è qualcosa di più di una provocazione. Il WTM, per volontà della Jeffrey stessa, prevede nel suo programma, da alcuni anni ormai, il World Tourism Responsible Day, dove vengono premiate le best practice, a livello globale, per la sostenibilità ambientale e la responsabilità sociale nel turismo. “Se non si interviene subito, l’innalzamento del livello del mare le farà sparire assieme a numerose altre terre. Il cambiamento climatico fa già oltre trecentomila vittime all’anno, secondo il Global Humanitarian Forum, e la situazione è destinata a peggiorare”. L’OMT ha messo a punto una roadmap, un tracciato da seguire che verrà presentato alla conferenza dell’ONU del 7 dicembre a Copenhagen, che ha come tema proprio il cambiamento climatico, da affrontare in tutte le sue implicazioni, non solo ambientali, ma anche economiche e sociali. “Il turismo”, si dice nel documento, “può contribuire alla soluzione dell’attuale crisi creando posti di lavoro, promuovendo gli scambi e rilanciando lo sviluppo. La roadmap to recovery si compone di un insieme di linee guida strategiche suddivise in tre aree d’azione: resilienza, stimolo e green economy, attraverso le quali, supportando il turismo, si sostiene lo sviluppo economico nel suo complesso.
1. Resilienza
Il termine proviene dall’ingegneria e sta a indicare la proprietà di un materiale di ritornare alla forma originale dopo essere stato deformato sotto pressione. Che cosa c’è da rimettere a posto, secondo l’OMT? In primo luogo il mercato del lavoro. La crisi non colpisce solo la produzione di automobili e la finanza, ma anche, e soprattutto, il ben più ampio settore dei servizi, fra i quali quello del turismo. L’OMT auspica uno sforzo congiunto dei settori pubblico e privato, delle organizzazioni internazionali e delle istituzioni educative per la creazione di nuovi strumenti di conoscenza e di analisi del mercato, all’interno di una cooperazione di tutte le parti interessate che viene definita con il neologismo “coopetizione”. E quando si parla di nuovi strumenti non si può non far riferimento alle tecnologie, da sviluppare e sostenere. “L’interrelazione geografica”, secondo l’OMT, “ha una grande importanza. La crisi economica tende a far sì che si tenda a chiudere gli spazi, a restringere la concessione degli incentivi in ambiti locali”, mettendo sulla difensiva e scoraggiando le aperture all’esterno. Ebbene, secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo, la soluzione sta proprio nell’evitare questi atteggiamenti, nel facilitare i movimenti delle persone, eliminando il più possibile i visti, liberalizzando i trasporti, contenendo la pressione fiscale e razionalizzando il traffico aereo.
2. Stimolo
Sono cinque le azioni che l’OMT propone come stimolo allo sviluppo. La prima consiste nella creazione di nuovi posti di lavoro con la concessione di linee di credito, piani finanziari speciali, formazione e aggiornamento del personale. La seconda prevede investimenti in infrastrutture (treni ad alta velocità, porti, aeroporti, strade) e l’incentivazione del rinnovo ecocompatibile di alberghi, attrazioni e impianti turistici. L’alleggerimento della pressione fiscale e la liberalizzazione dei movimenti, semplificando il sistema dei visti, costituiscono il terzo punto. Il quarto punto auspica la programmazione dei grandi eventi internazionali come stimolo alla nascita di partnership regionali ed internazionali. L’ultimo punto incentiva un’azione di supporto, da parte degli stakeholder dell’industria turistica, per lo sviluppo nei paesi emergenti.
3. Green economy
Il terzo asse è orientato a incentivare lo sviluppo della green economy nel turismo, sviluppando, per esempio, competenze nell’ambito della gestione sostenibile delle risorse e delle infrastrutture, per esempio in riferimento alla riduzione delle emissioni di CO2. Anche il cambiamento climatico, in questo senso, può essere visto come un ambito di intervento che richiede uno specifico know-how per la realizzazione di efficaci progetti di intervento. La terza area di intervento prevede anche la promozione del green tourism verso l’offerta, la domanda e le comunità locali: “la sfida più importante sarà aumentare la consapevolezza dell’opinione pubblica sul turismo sostenibile e stimolare la trasformazione verso i paradigmi di produzione e consumo della green economy”.
Un piano ambizioso, che certamente guarda al domani, e forse oltre. Il riconoscimento del ruolo e della centralità del turismo come volano per lo sviluppo sostenibile a livello planetario rappresenta certamente uno dei primi passi da compiere, ad opera degli stessi attori dell’industria dei viaggi.
“Vi immaginate un mondo senza le Maldive e l’Antartide?”
La domanda, rivolta ai rappresentanti di un centinaio di paesi riuniti in un Summit convocato dall’Organizzazione Mondiale del Turismo, è stata posta da Fiona Jeffrey, Managing Director del World Travel Market di Londra, una delle più importanti fiere turistiche del pianeta. Ed è qualcosa di più di una provocazione. Il WTM, per volontà della Jeffrey stessa, ha inserito nel suo programma, da alcuni anni ormai, il World Tourism Responsible Day, dove vengono premiate le best practice, a livello globale, per la sostenibilità ambientale e la responsabilità sociale nel turismo.

London Excel, sede del World Travel Market
“Se non si interviene subito, l’innalzamento del livello del mare le farà sparire assieme a numerose altre terre. Il cambiamento climatico fa già oltre trecentomila vittime all’anno, secondo il Global Humanitarian Forum, e la situazione è destinata a peggiorare”. L’OMT ha messo a punto una roadmap, un tracciato da seguire che è stato presentato alla conferenza dell’ONU del 7 dicembre a Copenhagen, che ha come tema proprio il cambiamento climatico, da affrontare in tutte le sue implicazioni, non solo ambientali, ma anche economiche e sociali. “Il turismo”, si dice nel documento, “può contribuire alla soluzione dell’attuale crisi creando posti di lavoro, promuovendo gli scambi e rilanciando lo sviluppo.” La Roadmap to Recovery si compone di un insieme di linee guida strategiche suddivise in tre aree d’azione: resilienza, stimolo e green economy, attraverso le quali, supportando il turismo, si sostiene lo sviluppo economico nel suo complesso.
1. Resilienza
Il termine proviene dall’ingegneria e sta a indicare la proprietà di un materiale di ritornare alla forma originale dopo essere stato deformato sotto pressione. Che cosa c’è da rimettere a posto, secondo l’OMT? In primo luogo il mercato del lavoro. La crisi non colpisce solo la produzione di automobili e la finanza, ma anche, e soprattutto, il ben più ampio settore dei servizi. L’OMT auspica uno sforzo congiunto dei settori pubblico e privato, delle organizzazioni internazionali e delle istituzioni educative per la creazione di nuovi strumenti di conoscenza e di analisi del mercato, all’interno di una cooperazione di tutte le parti interessate che viene definita con il neologismo coopetition. “L’interrelazione geografica”, secondo l’OMT, “ha una grande importanza. La crisi economica tende a far sì che si tenda a chiudere gli spazi, a restringere la concessione degli incentivi in ambiti locali”, scoraggiando le aperture verso l’esterno. La soluzione sta proprio nel facilitare la libera circolazione, semplificando le procedure per ottenere i visti, liberalizzando i trasporti, contenendo la pressione fiscale e razionalizzando il traffico aereo.
2. Stimolo
Sono cinque le azioni che l’OMT propone come stimolo allo sviluppo. La prima consiste nella creazione di nuovi posti di lavoro con la concessione di linee di credito, piani finanziari speciali, formazione e aggiornamento del personale. La seconda prevede investimenti in infrastrutture (treni ad alta velocità, porti, aeroporti, strade) e l’incentivazione del rinnovo ecocompatibile di alberghi, attrazioni e impianti turistici. L’alleggerimento della pressione fiscale e la liberalizzazione dei movimenti, semplificando il sistema dei visti, costituiscono il terzo punto. Il quarto punto auspica la programmazione dei grandi eventi internazionali come stimolo alla nascita di partnership regionali ed internazionali. L’ultimo punto incentiva un’azione di supporto, da parte degli stakeholder dell’industria turistica, per lo sviluppo nei paesi emergenti.
3. Green economy
Il terzo asse è orientato a incentivare lo sviluppo della green economy nel turismo, sviluppando, per esempio, competenze nell’ambito della gestione sostenibile delle risorse e delle infrastrutture, per esempio in riferimento alla riduzione delle emissioni di CO2. Anche il cambiamento climatico, in questo senso, può essere visto come un ambito di intervento che richiede uno specifico know-how per la realizzazione di efficaci progetti di intervento. La terza area di intervento prevede anche la promozione del green tourism verso l’offerta, la domanda e le comunità locali: “la sfida più importante sarà aumentare la consapevolezza dell’opinione pubblica sul turismo sostenibile e stimolare la trasformazione verso i paradigmi di produzione e consumo della green economy”.
Un piano ambizioso, che certamente guarda al domani, e forse oltre. Il riconoscimento del ruolo e della centralità del turismo come volano per lo sviluppo sostenibile a livello planetario rappresenta certamente uno dei primi passi da compiere, che riguarda, anche, gli stessi attori dell’industria dei viaggi.