I mercatini di Natale: fenomeno escursionistico di massa o volano di ricchezza e sviluppo economico per il territorio?
I mercatini di Natale sono oramai da moltissimi anni un appuntamento fisso del periodo natalizio. Questa tradizione nord europea si è diffusa rapidamente verso sud in moltissime località turistiche dell’Europa e oggi divenuta una consuetudine anche nelle città dell’Italia meridionale. Si calcola che in tutto lo stivale, considerando città grandi, piccole e paesini alpini il totale ammonti a circa 500 mercatini natalizi!
Da alcuni anni vi è un dibattito acceso sulla loro efficacia attrattiva dal punto turistico e sono stati realizzati studi in ambito accademico per cercare di comprendere meglio l’effettivo indotto economico generato da queste manifestazioni.
Anche tra le diverse città promotrici il confronto assume toni spesso accesi e ognuna reclama la palma di vincitrice per il mercatino natalizio più visitato.
Un articolo del quotidiano “Il Giornale” del 17 novembre 2008 riportava i dati circa l’affluenza ai mercatini natalizi di Trento e Bolzano nell’edizione 2007: mezzo milione di visitatori per il capoluogo trentino e oltre 650.000 per quello altoatesino. Nonostante la cifra comprenda turisti e residenti e sia frutto di stime prive di un reale fondamento scientifico, si tratta comunque di numeri impressionanti.
I mercatini di Natale, tradizione ormai presente da circa venti anni nel panorama degli eventi natalizi in Italia, sono stati oggetto di recenti studi per comprenderne il valore in termini di indotto economico e turistico per la città ospitante.
In un’indagine condotta dalla LUB, Libera Università di Bolzano e presentata alla vigilia dell’inaugurazione dell’edizione 2009, è emerso che per circa la metà dei visitatori (47%) della passata edizione si trattava della prima volta e l’impressione è stata positiva. Talmente positiva che un quarto degli intervistati ha manifestato la volontà di tornare e il 37% lo consiglierebbe ad amici e parenti. Se si considera l’importanza tuttora esercitata dal passaparola di amici e parenti nelle scelte di vacanza questi dati sono senza dubbio da considerare molto positivi.
Un dato ancora più sorprendente viene dalla rilevazione della spesa media sostenuta dai turisti per visitare il mercatino. I visitatori spendono mediamente 118 euro al giorno solo di acquisti, non solamente nel mercatino, ma anche nei negozi del centro, cui vanno aggiunti gli oltre 70 euro per due persone per il pernottamento e i 40 euro a persona per cibi e bevande.
Un’altra indagine, condotta dall’Istituto di ricerca (Ire) della Camera di commercio di Bolzano promuove a pieni voti tutti e cinque i Mercatini dell’Alto Adige, stimando un giro d’affari di 31,7 milioni di euro e un totale di circa 70.200 pernottamenti.
Tuttavia, se si va a vedere la provenienza dei prodotti in esposizione, la maggior parte non viene dai laboratori artigianali del legno bensì dalle grandi fabbriche cinesi come testimoniava nel novembre 2008 in un’intervista al quotidiano “Alto Adige” Lucia Nardelli, membro della commissione responsabile della selezione degli espositori per il mercatino di Bolzano. Tra gli artigiani, la paura è di non vendere, per via dei prezzi più elevati dei propri prodotti rispetto alla concorrenza cinese e non riuscire a coprire le spese di affitto della bancarella che ammontano ad alcune migliaia di euro.
E quali sono i costi promozionali dell’evento? Il comitato organizzatore dell’evento bolzanino spende circa un milione all’anno per la promozione dell’evento, in parte coperti da sponsor, mentre per Trento il budget è significativamente minore, 70.000 euro. E qual è il costo, in termini di disagi per la cittadinanza, inquinamento, mobilità, dal momento che sono oltre 100 i pullman che ogni fine settimana raggiungono le città per portare i turisti fin sulla porta del mercatino per poi magari veniree a riprenderli dopo un paio d’ore per passare alla città successiva?
Qual è infine, in termini d’immagine, il lascito di queste manifestazioni? E come si coniuga con il turismo lento, che valorizza le peculiarità e le vocazioni del territorio, proponendosi come volano di sviluppo per tutta l’economia del territorio? Rimane il dato, confermato da alcune analisi scientifiche, della loro efficacia economica e commerciale.
Fino a quando queste manifestazioni riusciranno a mantenere questa forza attrattiva se svincolate dal contesto sociale, culturale, storico ed ambientale, in cui sono inserite? Attualmente, il mercatino è la motivazione principale, se non l’unica, per le migliaia di visitatori che accorrono in massa nei fine settimana e, solitamente, il tempo che essi dedicano a visitare la città è molto limitato.
Come rilevato in un indagine di Customer Satisfaction condotta dalla Trentino School of Management nel 2007 sul mercatino di Trento , «attualmente la città rimane un po’ sullo sfondo rispetto ai mercatini, come se fosse una quinta scenografica ad ornamento delle bancarelle». Forse, concludevano gli autori della ricerca, «si tratta, per il futuro, di riportare un po’ in luce la città, attribuirle maggiore protagonismo, attraverso un’opera a diversi livelli (operativo, strategico, ma anche politico-istituzionale). Di questo ne beneficerà senz’altro la città, ma anche i mercatini, che per continuare ad avere successo devono cambiare restando fedeli all’idea originaria, che si conferma vincente».
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Postato il 27 novembre, 2009




